CAVITAZIONE – Fotolipolisi cavitazionale

La sinergia creata dall’utilizzo di una strumentazione ad ultrasuoni cavitativi e di una strumentazione a LED rosso-vicinoinfrarosso ad azione trofico-metabolica ed antiinfiammatoria si rivela un’arma vincente per la cura della cellulite, della perdita ti tono della cute e per le adiposità localizzate

cavitazione medica + LED + drenaggio = un’arma vincente

Insestetismi che si possono curare con la cavitazione – fotolipolisi cavitazionale

Adiposità localizzate
Rilassamento cutaneo
Cellulite

Le zone che si possono trattare con la cavitazione medica

 

Come funziona la cavitazione?

 

L’esperienza acquisita nel corso degli anni circa l’utilizzo delle strumentazioni a Led all’infrarosso nella modulazione degli stati infiammatori ci ha portato a sperimentare il loro utilizzo applicandoli direttamente sulla parte anatomica appena “stessata” dal trattamento.

L’adipocitolisi provocata dagli ultrasuoni cavitazionali utilizzati è importante; le valutazioni antropometriche effettuate fin dalle prime sedute ed i risultati fotografici lo confermano 

Il razionale di un drenaggio, non aggressivo, da effettuarsi dopo ogni seduta di cavitazione è motivato così non solo dalla necessità di una “pulizia” tissutale, ma anche dall’esigenza di agire preventivamente sulla possibile  degenerazione sclerotica del processo infiammatorio interstiziale.

Abbiamo previsto la possibilità di trattare le nostre pazienti, dopo le prime sedute (che hanno cadenza quindicinale) con un’ulteriore sessione di drenaggio-stimolo metabolico mediante l’utilizzo di formulazioni cosmeceutiche a cadenza settimanale.

Un’arma in più ci viene data dalla possibilità di infiltrare, una volta ridotto il pannicolo adiposo più superficiale, una soluzione ipotonica in sede distrettuale: il tessuto adiposo, infatti, è povero d’acqua ed il ripristino di una corretta osmolarità porterebbe a potenziare l’azione degli ultrasuoni (fig….)

Innovazione Tecnologica al nostro servizio

Nel nostro lavoro ci siamo affidati ad uno strumento ad ultrasuoni cavitazionali che vanta la possibilità di modulare il treno d’impulsi a frequenza tra i 20-60 KHtz su una base operativa di 1 Mtz mentre mantiene il massimo della potenza erogabile (3 Watt). Il sistema può compiere durante il trattamento delle scansioni continue in questo intervallo permettendoci di lavorare sul pannicolo adiposo fino a grandi profondità. Il manipolo di lavoro dispone di un sistema automatico per il sollevamento della plica cutanea: ciò permette di colpire con maggiore efficacia e mettere in sicurezza l’operatore. La vera innovazione tecnologica della strumentazione sta nel sistema nella disposizione ad angolo di 135° degli emettitori di ultrasuoni cavitazionali che possono lavorare in modalità accoppiata o alternata a seconda delle esigenze.

Per saperne di più…ecco come funziona la fotolipolisi cavitazionale

Il fenomeno di cavitazione si produce in un liquido sottoposto ad un campo ultrasonoro quando le depressioni dinamiche dovute alla propagazione del suono fanno scendere la pressione in un punto del liquido al di sotto della tensione dei gas disciolti oppure al di sotto della tensione di vapore. Quando la pressione assoluta diviene inferiore alla tensione di vapore del liquido si ha un violento sviluppo di vapore sotto forma di minute bollicine. Le onde ultrasonore generano onde di di espansione e onde di compressione.
Nella fase di si crea all’interno del liquido una pressione negativa che determina l’origine di una moltitudine di bollicine di gas che si ingrandiscono progressivamente. Durante la fase di compressione l’enorme pressione esercitata sulla bollicina appena espansa comprime la stessa aumentando la temperatura del gas contenuto nella bollicina finché la bollicina non collassa implodendo con conseguente rilascio di energia d’urto. L’energia d’urto prodotta dalla implosione della bollicina di gas produce prima la rottura dei legami intercellulari degli adipociti (effetto spacchettamento) poi, continuando con l’applicazione, la rottura specifica della parete cellulare di una parte degli adipociti. Si è valutato che la pressione che trae origine dallo scoppio di una bollicina di gas può raggiungere, in loco, le 1000 atmosfere.
La formazione e l’implosione delle bollicine di gas libera un’energia d’urto con un effetto cosiddetto “a ventosa” che stressa la parete della cellula del grasso fino a provocarne la  frammentazione di membrana 
La rottura degli adipociti determina la fuoriuscita dei trigliceridi dai vacuoli intradipocitari frammentati nello spazio interstiziale. Dallo spazio interstiziale tali trigliceridi vengono drenati fisiologicamente dal sistema linfatico. Da qui, passando nel sistema venoso di ritorno raggiungono la grande circolazione: in parte vengono eliminati dagli emuntori, mentre una quota raggiunge il fegato dove vengono coniugati a formare lipoproteine.

 

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[Nota: tutte le foto sono originali, non modificate graficamente, derivanti da prestazioni effettuate dal Dr. Gessati e pertanto di sua unica proprietà]